Guido Morosi

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Questo e' il mio sito e qui spero di riuscire a raccogliere le mie storielle, poesie, ricordi e fotografie...un po' di tutto insomma!

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A proposito della polemica su Padoan

 

 Padoan (gennaio 2018)

 Rileggendo a distanza di anni, ed ormai quasi ottuagenario, questo ricordo giovanile insieme alle ultime pagine della "Vita di J.M.Keynes" dell'amico e innamorato discepolo Harrod sento più profondamente il senso di quelle prime righe degli anni '60che allora non compresi:

".....il tempo per un giudizio definitivo non è ancora giunto abbiamo bisogno di una prospettiva pià lontana."

nel pessimismo della sua ragione ma nella fattiva, indefessa operativa speranza della sua azione che forse lo portò anche ad una morte così prematura che entrambi i genitori poterono accompagnarlo al funerale.

"Alla funzione solenne all'abbazia di Westminster ,John Nevil Keynes, di novantratrè anni,camminava con passo sicuro lungo la navata, al braccio della moglie Florence (Firenze era stato il grande amore di J.M). Tra la selva dei contrafforti che sostengono la grande volta della Cappella del King's College,l'impareggiabile coro cantava e Shepard recitava un brano di ThePilgrim's Progress in tni gravi e semplici. "..non mi rammarico di tutta la pena in cui sono stato per arrivare dove sono. lascio la mia spada a chi mi succederà nel mio pellegrinaggio e la mia fermezza e la mia abilità a chi può sostenerla..".

Anche a Washington - quanto aveva combattuto per allontanare Fondo e Banca dalle lobbyes del Congresso! - si tenne una cerimonia commemorativa.

La lettura di alcuni articoli polemici circa un presunto opportunismo, stile cambiacasacca, del Ministro Padoan mi porta bruciante il ricordo di una polemica di quegli anni.

Collaboravo all'epoca, mentore il prof Luigi Bruni, poi industrialista  della  Luis - devo ammettere con mio sconcerto - agli studi sulla programmazione economica.

il gruppo era maggioritariamente formato da studiosi di area socialista e keynesiana (la e è d''obbligo perché all'epoca, sembra ora strano, noi socialisti keynesiani eravamo considerati pericolosi liberali anche da una parte, la più "carrista",  della sinistra socialista).

Era nostra convinzione che la programmazione in generale ed in particolare il nostro modello di piano così articolato nord centro sud, orizzonti temporali, equilibrio nell'utilizzo delle risorse, avesse in se la stoffa per attivare nella CGIL  e nel PCI la nostalgia, presente a livello di base, per il piano del lavoro del rimpianto Di Vittorio, così bruscamente estromesso a suo tempo per la sua troppa attenzione al futuro ed a strategie di sviluppo che ora si rivelavano sempre più necessarie.

L'articolo di Padoan su Critica Marxista (così veniva presentato e non come mera conclusione di un anno di studi di un gruppo composito) fu per molti di noi un pugno allo stomaco ed aprì il dibattito tra "io l'avevo detto che i comunisti..." e coloro che speravano nella necessaria convergenza.

Luigi Bruni all'epoca riuniva il mercoledì sera a casa sua, "IL MERCOLEDì DA BRUNI", un gruppo di amici ed esperti più o meno attinenti al tema.

Quella sera non poté mancare l'argomento ed io, che anni prima avevo detto che i comunisti non esistevano più (ero una specie di portabandiera degli ottimisti) mi trovai per un momento, nonostante fossi "il ragazzo" al centro dell'attenzione: se avessi letto tutti gli studi che Padoan concludeva avrei conosciuto anche degli elementi di apertura ma restai invece indifeso alla frase, di Giorgio Ruffolo se ben ricordo: "Vede Morosi, non esisteranno i comunisti, come dice lei, ma il PCI esiste e come e la cosa non si mette bene!"

Mesi dopo, con grande ambascia mia che ero anche della CGIL, il PCI ED I DEPUTATI "CINGHIA DI TRASMISSIONE" votarono contro il nostro piano.

La finestra di speranze che si era aperta col MEMORIALE DI YALTA era chiusa. bisognava cominciare daccapo.

Ora, leggendo da ottuagenario la polemica tra persone che allora non c'erano mi viene da dire che abbiamo vinto noi, per tutti i lavoratori, per il paese!

Ma come facciamo a dirlo alle generazioni attuali, ed alle future? 

mercoledì 19 novembre 2014 22:37:47

Ero ad Ariccia per un “corso di formazione” (solo dopo scoprii che era un corso x cooptare una classe dirigente, direi corporativa perché ne fui escluso).

Tutti sapevano che avevo lavorato nella defunta programmazione economica iniziata con Giolitti e fermata prima dal tintinnar di spade e poi dall’irriverente definizione fanfaniana del libro dei sogni.

“Che comodo e bello il re travicello!” avevo letto da bambino nell’Enciclopedia della Fiaba!

Faceva da contraltare alla leggenda di Narciso che si specchia in sé stesso e ne muore.

Ma era stato prevalentemente il PCI ad imporlo perché nella CGIL c’erano ancora molti del piano del lavoro di Di Vittorio, che altri invece definivano corporativo.

La costituzione di un gruppo di lavoro a Critica Marxista mi era sembrato un passo avanti: invece era il redde rationem, a posteriori ci vedo anche una tattica stalinista: vediamoci, parliamone e contiamoci: quando sei solo una maggioranza ma vuoi comandare a nome di tutti!

C’erano degli ”spiriti liberi” (anime belle! li sfottevamo) magari erano il meglio del PCI e temevano la gabbia ma tra noi socialisti (la maggio parte era nato nell’ispirazione del mondo azionista, Rosselliano, gli amici del mondo, i radicali, ed “accettavano” l’ingerenza dello Stato solo dopo aver constatato per anni i danni di un sistema che si spacciava per liberale mentre era solo liberista riprendendo la vecchia polemica Croce/Einaudi: la democrazia ha dei fini (uguaglianza, benessere, giustizia) esterni a se stessa e deve mettersi in gioco, superarsi, negarsi per ottenerli (un po’ come l’uomo che può/deve mettere in discussione anche se stesso per dei fini che lo trascendono.

Attaccare la PE, non in astratto ma nella situazione allora data (Mani sulla città, esodi di massa dal sud, polizia che spara nelle manifestazioni e tutto il resto per cui l’avevamo scelta, equivaleva a consegnare le chiavi del governo/governare alle vecchie classi possidenti.

Triste conferma il tintinnar di sciabole cui - a parte molti di noi, non io che ero a Siena,   che ambiarono domicilio in quelle circostanze, presi in giro per giunta perché le prove del golpe giunsero assai dopo (Scalfari rischiò la galera per averle denunciate e fu salvato da Nenni -  ma poi Craxi non gli andò bene! (banalità del male o eterogenesi dei fini?) - l’Italia aveva pagato e seguiterà a pagare, un prezzo altissimo con il passaggio dal 1° al 2° centro sinistra ed alla polemica del trattino o no! Il modello di sviluppo proposto dai socialisti (il menù deciso dal padrone avrebbe detto Croce) con l’equilibrio capitale-lavoro formalizzato dalla funzione Coob-Douglas disegnata dal centro Studi e Piani Economici di Archibugi e Bruni, fu sostituito dall’M1 della Banca d’Italia, (scelto dal ristorante: Guido Carli, nel caso, in funzione di padrone e Carlo Azeglio Ciampi -  capo dell’ufficio studi - in funzione di cuoco).

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